Le radici e le ali. Nicolò Curella e la Banca popolare S. Angelo

Nicolò Curella (1941-2015) è stato un protagonista della scena economica e finanziaria della Sicilia negli ultimi cinquant’anni. Ha legato il suo nome alla Banca Popolare Sant’Angelo, della quale è stato direttore generale (1967-1987) e presidente fino alla scomparsa. Lo storico e giornalista Giovanni Criscione ne ha ricostruito le vicende nel libro “Le radici e le ali. Nicolò Curella e la Banca popolare S. Angelo” (Kalòs edizioni d’arte, Palermo).

Il volume racconta, in cinque capitoli, la storia dell’azienda bancaria dagli anni Settanta ai nostri giorni, attraverso la biografia personale e professionale della figura che più ha contribuito al suo sviluppo, sullo sfondo dei mutamenti e delle trasformazioni che hanno caratterizzato la recente storia bancaria isolana.

Due lauree, in Economia e in Scienze bancarie, Nicolò iniziò giovanissimo sotto la guida del padre Angelo – poeta e banchiere – a lavorare come impiegato nell’istituto di credito di famiglia. Una banca, la Sant’Angelo, costituita nel 1920 a Licata (Agrigento) con la denominazione di Unione Economica Popolare per sostenere finanziariamente la piccola imprenditoria urbana e rurale. Uscita indenne dagli anni del fascismo, all’indomani della seconda guerra mondiale era uno dei più vivaci istituti bancari della provincia agrigentina con una decina di sportelli. Dopo la morte del genitore (1967), Nicolò ne assunse la direzione e ne fece nell’arco di un ventennio uno dei maggiori gruppi finanziari dell’isola, con oltre ottanta sportelli e due società controllate, la Nuova Banca del Monte Sant’Agata S.p.A. (sei sportelli e una competenza specifica nel settore del credito su pegno) e la Leasingroup Sicilia, operante nel campo della locazione finanziaria.

Se il nome di Curella è entrato nella storia della finanza italiana, lo si deve però a un’operazione senza precedenti: una clonazione della Sant’Angelo in una piccola società cooperativa per azioni, concentrata nella provincia di Agrigento, e in una grande S.p.A. regionale, creata con il conferimento di due terzi del patrimonio e l’ingresso nel capitale di controllo da parte del Credito Valtellinese, da cui nacque il Credito Siciliano. Un’operazione che gli consentì di conservare l’autonomia della piccola popolare e gli fornì le risorse, attraverso la vendita del pacchetto azionario detenuto nella S.p.A., per rifondarla, in linea con i mutamenti nel frattempo intervenuti nello scenario creditizio regionale. Una rifondazione, questa, in linea con i valori e la tradizione dell’azienda poiché, come diceva Curella, “Le banche sono come le querce, danno foglie e ampia fronda se hanno buone radici”.

Oggi la Popolare Sant’Angelo – 245 dipendenti e 29 filiali in Sicilia e a Roma – può vantarsi d’essere l’unica realtà bancaria interamente siciliana, insieme alla Banca Agricola Popolare di Ragusa.

Curella non ha operato soltanto in vista del successo della sua banca, ma ha saputo guardare oltre, allo sviluppo e al rilancio dell’economia dell’isola. Lo dimostrano progetti come la Fondazione Curella e il Gruppo Sicilia. La Fondazione (già Centro Ricerche Economiche Angelo Curella,1985) non è un centro studi al servizio della banca, ma è un istituto di ricerca autonomo che ha prodotto nei suoi trent’anni e più di attività una mole enorme di monografie, saggi, articoli, report sui temi dello sviluppo economico del Mezzogiorno e della Sicilia. Il Gruppo Sicilia (1986) fu consorzio che riuniva le maggiori Popolari dell’isola, in grado di creare una massa critica per contare di più sul mercato e resistere meglio ai giganti del credito, sfruttando le economie di scala e i vantaggi derivanti dall’aggregazione tra istituzioni “sorelle”. Il progetto, arenatosi per il prevalere di particolarismi e visioni imprenditoriali divergenti, dimostra tuttavia la lucidità e la consapevolezza con la quale Curella guardava al futuro del credito nell’isola, prevedendone con largo anticipo l’attuale desertificazione.

Tra i punti di interesse del presente volume, si segnala anche una prima sintesi interpretativa sui processi di concentrazione che hanno riguardato il settore del credito in Sicilia e un contributo al dibattito sulla riforma delle banche popolari, che grazie a quelle peculiarità distintive hanno svolto un’importante funzione anticiclica nella storia economica del nostro Paese.